Allattamento a rischio per il personale sanitario: quali sono i rischi e come presentare la domanda.

L’allattamento a rischio è una misura prevista secondo il D.Lgs. 151/2001 grazie al quale si ha diritto ad un permesso speciale al fine di non pregiudicare e compromettere la quantità di latte. Sono in pochi a conoscere questa misura preventiva. A chi e quando spetta, per quanto tempo e con quale retribuzione è quello che vedremo nel breve articolo.

Durante l’allattamento naturale le donne dovrebbero condurre uno stile di vita sano per non pregiudicare e compromettere non solo la quantità ma anche la qualità del latte a disposizione. Per far si che tutto questo avvenga è previsto un permesso speciale per tutte le donne che svolgono un lavoro a rischio.

I rischi e l’incompatibilità tra lavoro post parto e allattamento può dipendere da:

  • agenti fisici (esempio radiazioni o vibrazioni);
  • agenti biologici (come nel caso della mamma che lavora in reparti ospedalieri di malattie infettive);
  • agenti chimici (ad esempio vernici o solventi tossici );
  • agenti di rischio (lavori che comportano posture prolungate o sforzi eccessivi oppure che prevedono turni di notte).

Anche il personale sanitario, in primis quello infermieristico, rientra in queste categorie di rischio. Va specificato che i casi sono diversi per ogni soggetto e dipende da dove svolge la propria attività lavorativa.

Andiamo a vedere nello specifico i rischi previsti dalla normativa applicati alle professioni sanitarie.

-Agenti Fisici – In questo caso si parla soprattutto delle Radiazioni e quindi il personale sanitario è esentato dal lavorare in quei reparti o servizi a rischio radiologico. Per esempio la Radiologia, Radioterapia, Emodinamica ecc.

– Agenti Biologici – Questo è in assoluto il rischio più frequente oltre che quello più diffuso. Se pensiamo non solo alle U.O. di Malattie Infettive e Pronto Soccorso, ma anche tutti quei reparti dove sono ricoverati pazienti Antibiotico-Resistenza o infezioni ospedaliere in genere.

– Agenti Chimici – Rischi più sporadici ma presenti. Se pensiamo ai farmaci chemioterapici, sopratutto nella preparazione, sono a forte rischio.

– Agenti di Rischio – In questa categoria rientrano quei lavori che comportano posture prolungate o sforzi eccessivi oppure che prevedono turni di notte. Per esempio la postura prolungata o sforzi eccessivi nella assistenza diretta al paziente come la movimentazione manuale dei pazienti non autosufficienti. 

Cosa fare per la domanda allattamento a rischio e retribuzione.

Se il datore di lavoro, al rientro dalla maternità, non riesce a collocare o far svolgere delle mansioni che evitino tutti i rischi sopracitati, la neomamma ha il diritto, al fine di tutelare la propria e soprattutto la salute del piccolo nascituro, di restare a casa con un permesso previsto dalla normativa, fino al 7 mese dal parto. 

Trattandosi di astensione obbligatoria, alla lavoratrice che allatta ed è considerata a rischio, spetta il 100% della retribuzione fino al 7 mese del bambino. L’importo viene anticipato dal datore e rimborsato dall’Inps.

Per maggiori info contattare la propria sigla sindacale.

 

La redazione CoinaNews.it

Riferimenti normativi:

http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=1999-10-07&atto.codiceRedazionale=099A8394&elenco30giorni=false

http://www.coinanews.it/wp-content/uploads/2018/06/T.U.-Disposizioni-Tutela-maternit%C3%A0.pdf

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