Il mobbing nel personale sanitario e le sue conseguenze parte 2

Nel precedente articolo [LEGGI], abbiamo accennato al fatto che il mobbing coinvolge non solo le caratteristiche dell’organizzazione ma anche quelle dei soggetti coinvolti. Il mobbing non è infatti una condizione stabile, ma un processo in continua evoluzione, che determina in chi lo subisce reazioni diverse a seconda del proprio stile di personalità, a seconda della durata dell’aggressione e a seconda delle conseguenze che provoca nel contesto in cui mobber e mobbizzato sono inseriti. E’ un contesto che tace? , i colleghi fanno finta di non vedere o di non sentire?, vi è un tacito assenso al perpetrarsi del meccanismo di mobbing ai danni del collega?

Il conflitto, alla base del mobbing, mette in atto un processo che avviene all’interno dei reparti e che si esplica in azioni che riguardano:

  • La comunicazione. Il collega viene escluso, marginalizzato progressivamente dalle informazioni di reparto; i colleghi coalizzati sussurrano sui comportamenti della vittima e ne criticano l’operato, o anche il modo di vestire, di camminare, persino il modo di truccarsi; se stanno parlando tra di loro, non lo fanno partecipe e lo escludono. La vittima viene esclusa, isolata. Può ad esempio ritrovarsi da sola a fare il giro letti, o venire esclusa dalle comunicazioni di reparto. Viene esclusa dalle feste, di compleanno, o ad esempio non lo si chiama quando durante una pausa si invita tutti in cucina tranne il mobbizzato, lo si esclude dai “gruppi WhatsApp”di reparto o dai momenti di pausa collettiva;

  • La reputazione. Si tende a screditare o a minare professionalmente l’immagine del collega e la sua professionalità. Lo si denigra, lo si critica perché non sa fare esattamente determinate cose, non sa svolgere determinati compiti…che però nessuno gli ha mai insegnato, si fanno commenti sul suo modo di lavorare, anche amplificando il problema per legittimare così la riprensione. Si recano dal coordinatore screditando in modo subdolo l’operato della vittima, sollecitando questi ad adottare provvedimenti per allontanarlo, perché non in grado di svolgere adeguatamente le mansioni assegnategli. La sua reputazione giunge finanche alle orecchie della direzione, che pur non conoscendolo sa già tutto di lui/lei perché le “voci” già circolano in tutti gli ambiti infermieristici aziendali. A quel punto la vittima è spacciata.

  • Le prestazioni. Si attacca il valore delle prestazioni rese al collega, lo si critica pesantemente sia in pubblico che in privato ovvero sia davanti ai pazienti, ai colleghi, a superiori, o se ne parla male durante occasioni di incontro con altri colleghi. Diventa insomma la “pecora nera del reparto”, è oggetto di discussione continua. Viene osservata di continuo, viene ripresa anche sarcasticamente per le timbrature, per le telefonate, per le pause che fa e per quante ne fa. A quel punto può diventare oggetto di richiami verbali e successivamente di sanzioni disciplinari. Viene sollecitata al trasferimento, tanto consigliato dal suo coordinatore, e/o vengono messi in atto meccanismi per la forzatura del trasferimento.

Queste sono solo alcune delle azioni che potrebbero essere messe in atto in modo continuativo.

Hai mai vissuto direttamente una di queste situazioni o ne sei mai stato spettatore?…adesso conosci cosa sia il mobbing.

Cosa fare per difendersi?...innanzitutto riconoscere una delle potenziali situazioni di pericolo; spesso il mobbing viene attuato su chi nel gruppo non si conforma, è visto come il diverso, a volte colpisce chi entra a far parte, ad esempio, di un gruppo di lavoro già precostituito con i propri ritmi e le proprie regole, sconosciute chiaramente al nuovo arrivato. Altre volte colpisce chi è visto come “diverso”, a volte anche per motivi banali, come per il modo di vestirsi, di truccarsi o di porsi con le persone.

Cosa fare? Innanzitutto bloccare già sul nascere determinati commenti o sentore di commenti, se arrivano alle proprie orecchie e porsi di fronte alle calunnie in maniera decisa, non assumendo l’atteggiamento del “lasciar correre”, del “lasciar perdere”, non farsi vedere deboli ed intenzionati a sopportare di buon grado qualsiasi diceria o maldicenza sul proprio conto e, se necessario, chiarire direttamente col coordinatore la propria posizione. Se necessario, rivolgersi al proprio sindacato di appartenenza, che potrà aiutarvi in vari modi nella gestione e risoluzione del conflitto.

Il mobbing deve essere verificato analizzando globalmente con la vittima tutte le condotte e i comportamenti ostili poste in essere contro di lei.

Lo sportello di ascolto affronta casi reali prima che la situazione precipiti, prima che la vittima sia destinata a soccombere e interviene successivamente nella tutela del professionista.

Gli operatori di un sindacato delle professioni sanitarie hanno come scopo fondamentale la tutela della salute e integrità del lavoratore in tutte le sue forme e in linea con le evidenze scientifiche, riconoscono nel mobbing un pericoloso rischio psicosociale per le potenziali devastanti conseguenze che esso ha sul piano lavorativo e sul benessere dell’individuo.

Il Coina promuove la cultura del non mobbing, lavora a tutela della salute dei lavoratori affinché il mobbing venga in primis compreso, riconosciuto, affrontato e sanzionato.

La redazione CoinaNews

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