Infermieri e il Rischio cancerogeno della Formaldeide. Conoscere i suoi rischi ed il suo utilizzo al fine di evitare possibili conseguenze

 

La libertà deriva dalla consapevolezza, la consapevolezza deriva dalla conoscenza, la conoscenza deriva dall’Informazione” tratta dal libro dell’autore “Il lato oscura della luna” di Stefano Nasetti.

 

In queste parole è racchiusa l’essenza del COINA, poiché in questo mondo esiste una sola vera arma…la Conoscenza.

Nella breve trattazione che seguirà ci poniamo l’obiettivo di informare i lavoratori sui rischi da formalina (o Formaldeide), poiché molti sono i professionisti sanitari esposti a tale agente cancerogeno durante l’espletazione delle proprie mansioni.

La formaldeide, nota anche con il nome di formalina trova impiego nelle sale operatorie e negli ambulatori; viene utilizzata per la raccolta e il trasporto di tessuti prelevati in corso di interventi chirurgici e biopsie; inoltre essa viene utilizzata nei servizi di anatomia patologica per la fissazione dei prelievi bioptici. Infermieri e i Tecnici di laboratorio sono le categorie a maggior rischio di esposizione.

Alla base del problema c’è l’impossibilità di definire valori di esposizione che siano health-based, cioè valori riconosciuti dall’OMS (Organizzazione Mondiale per la Sanità) entro i quali si possa garantire la salute del lavoratore e di tutti gli addetti ai lavori; questo dovuto in gran parte alla difficoltà che si ha nello studiare e prevedere gli effetti mutageni e cancerogeni di tale molecola.

Ad oggi non si è ancora giunti ad una normativa univoca, perciò, nell’attesa che gli organi nazionali definiscano una volta per tutte le linee guida e le procedure per aumentare la sicurezza sul posto di lavoro, riteniamo prioritario fornire indicazioni utili per aumentare la consapevolezza dei lavoratori e delle organizzazioni sui rischi insiti in queste specifiche mansioni.

Ad oggi l’OMS ha fissato un valore guida pari a 0,1 mg/m3 in media su 30 minuti di esposizione alla molecola; è palese che tale indicazione risulta ovviamente sterile se non si scende maggiormente nel dettaglio di quelli che sono i presidi di protezione che possono essere adottati dal personale.

Ad oggi le procedure utilizzate per la sicurezza del lavoratore si possono dividere in collettive e/o individuali, a seconda se l’azione eseguita abbia come oggetto la moltitudine dei lavoratori oppure il singolo operatore. Inoltre le azioni di prevenzione possono essere attuate sia a monte, dal datore di lavoro, sia dal lavoratore, tramite i presidi messigli a disposizione.

Per quanto riguarda le azioni intraprese dal datore di lavoro elenchiamo quelle di maggior impatto:
• limitare l’utilizzo della formaldeide ai processi strettamente necessari, sostituendo la stessa con sostanze meno nocive qualora possibile;
• collocare le U.O. di Anatomia Patologica, o settori di questa, in prossimità dei blocchi operatori e presso gli ambulatori chirurgici; così facendo si permetterà di ridurre i tempi di trasporto e il rischio di spargimento della sostanza nociva.
• Dotare le aree critiche (laboratori di Anatomia Patologica e le Endoscopie) con sistemi di ricambio forzato dell’aria ad almeno 10 volumi ora (a tutt’aria esterna);
• Formare i lavoratori sulle procedure da eseguire in caso di sversamenti o contatti incidentali.

Fornire ai lavoratori i presidi specifici che consentono l’espletazione delle mansioni in sicurezza:
– Utilizzando contenitori pre-caricati di formaldeide o contenitori con rilascio della formalina alla chiusura, che garantiscono massima protezione per l’operatore; Utilizzando sacchetti sigillati sotto-vuoto o contenitori ermetici di plastica rigida con inserimento automatico della formaldeide tramite apposite apparecchiature a ciclo chiuso.
– Utilizzando, laddove possibile, Sistemi a Fresco per la fissazione, il trasporto, la conservazione di pezzi anatomici di medie e grandi dimensioni.
– Utilizzando i Dispositivi Protezione Individuale (DPI) per l’esposizione a formaldeide, i quali devono proteggere da schizzi, contatto cutaneo, inalazioni di concentrazioni irritanti, sversamenti, etc. Di fondamentale importanza è l’adeguatezza dei DPI per la tipologia della sostanza da manipolare. In particolare:
▪ I guanti devono essere di gomma butilica o nitrilica EN 374.2/3;
▪ La mascherina deve avere il filtro specifico montato su semi maschera classe A1 EN 140, 141, 143;
▪ Gli occhiali anti-spruzzo o la visiera o i schermi trasparenti sono classificati in EN 166;
▪ Il grembiule impermeabile (utile in caso di rischi da sversamento).
– Utilizzando le apposite postazioni per maneggiare il materiale biologico (cappa chimica e/o sistemi a vuoto)

Più nel dettaglio la cappa di aspirazione dovrebbe aderire possibilmente alle seguenti specifiche:
• Espulsione dei fumi chimici in esterno (non sono accettabili cappe chimiche a ricircolo);
• Flusso di aspirazione frontale ad almeno 0,5 m/s (se sono presenti più cappe nello stesso locale, devono essere attentamente verificate per evitare sbilanciamenti dei flussi).
• Bilanciare i flussi di aria che le cappe portano verso l’esterno con i flussi in entrata dal sistema di ventilazione

La gestione dei rifiuti della Formalina merita un capitolo a parte, vista l’elevata criticità della messa in sicurezza e l’elevato rischio di contaminazione derivante dalla sua manipolazione come rifiuto.
A seguire elenchiamo i presidi e le linee guida da seguire per la gestione e lo smaltimento della Formalina:
• Le taniche per la raccolta della Formalina, poste al di sotto dei lavandini situati sotto la cappa, devono essere provviste di sistemi di segnalazione del livello massimo di riempimento, con lo scopo di evitare la fuoriuscita accidentale della sostanza;
• Da preferire all’ipotesi precedente i serbatoi esterni collegati allo scarico, i quali vengono periodicamente svuotati da aziende specializzate con sistemi tecnologici adeguati;

In sintesi le soluzioni di prevenzione e protezione sono basate su interventi di tipo organizzativo (localizzazione delle U.O di prelievo bioptico e laboratorio) e tecnologico (cappe, ricircolo d’aria, contenitori sigillati).
Importante sottolineare che le soluzioni adottate non possono prescindere da un attento lavoro di formazione dei professionisti sanitari e dal controllo dell’effettiva attuazione delle procedure.

Normativa

Il Titolo IX del Testo Unico sulla sicurezza (capo II) si occupa del rischio da esposizione a sostanze chimiche, biologiche, cancerogene e mutagene sui luoghi di lavoro, in riferimento agli obblighi specifici delle diverse figure coinvolte nel sistema di prevenzione e protezione e delle misure di tutela dei lavoratori.

La Valutazione del rischio cancerogeno assume una posizione centrale all’interno del T.U. sulla sicurezza. I criteri di valutazione dovranno tenere conto della frequenza e della durata di esposizione, nonché della concentrazione media, ponderata in funzione del tempo, misurata nell’aria rilevabile entro la zona di respirazione di un lavoratore.

Il legislatore suggerisce in più occasioni di limitare il numero di lavoratori esposti al numero minimo possibile ed elenca gli enti preposti al controllo, i quali collaborano in sinergia con il medico competente aziendale.
L’articolo 243 del testo Unico prevede che sia istituito un registro dei lavoratori esposti, il registro contiene informazioni sulle misure preventive e protettive e deve essere condiviso con i lavoratori ed elaborato sotto la supervisione del Medico Competente. Al momento della cessazione del rapporto di lavoro, il registro deve essere trasmesso alle autorità preposte alla sorveglianza.

Con recente circolare n.43 del 2017, l’Inail si è reso noto che le comunicazioni relative all’esposizione dei lavoratori a sostanze cancerogene, andranno gestite dalla data del 12 ottobre 2017, in modalità telematica e andranno a costituire una mappatura costantemente aggiornata dei lavoratori esposti e delle sostanze cancerogene presenti sul territorio nazionale.

La vastità della materia, in sintesi trattata, non ci permette di essere esaustivi ma, in queste poche righe si cerca di inviare il messaggio che un sistema di gestione della sicurezza deve essere condiviso e compartecipato.

Il datore di lavoro ha l’obbligo di realizzare un ambiente di lavoro sicuro ma, ogni lavoratore deve prendersi cura della propria salute e sicurezza e quella delle altre persone presenti come sancisce art 20 D. Lgs. 81/2008. Dunque, come professionisti della salute e lavoratori dobbiamo chiedere e ottenere la partecipazione al sistema sicurezza nei luoghi di lavoro.

La Redazione CoinaNews