Risk Management in sanità: conoscere il rischio clinico e come segnalarlo

“Il sistema sanitario è un sistema complesso in cui interagiscono molteplici fattori, eterogenei e dinamici, tra cui si citano la pluralità delle prestazioni sanitarie, delle competenze specialistiche e dei ruoli professionali, tecnico-sanitari ed economico-amministrativi e l’eterogeneità dei processi e dei risultati da conseguire. Tutti gli elementi del sistema devono integrarsi e coordinarsi, per rispondere ai bisogni assistenziali del paziente ed assicurargli la miglior cura possibile”.

Cosi viene introdotto il Rischio Clinico nella Raccomandazione del Ministero della Salute “Sicurezza dei pazienti e gestione del rischio clinico: Manuale per la formazione degli operatori sanitari“.

Nella quotidianità il rischio è un elemento presente nella maggior parte delle attività di vita. La consapevolezza del rischio ci aiuta ad orienta i nostri comportamenti di fronte a decisioni che comportano potenziali danni.

Nella maggior parte delle volte, però corriamo dei rischi in quanto eredi di difetti presenti nell’ambiente in cui viviamo, quindi non siamo i principali attori, ma poiché inseriti nel circuito che ha determinato l’evento dannoso, ne subiamo comunque le conseguenze.

Pertanto siamo semplicemente un anello della catena dell’errore; pensiamo al fatto di essere coinvolti in un incidente stradale e non essere noi ad averlo provocato. Se cambiamo contesto e da quello di vita giornaliera andiamo nell’ambito lavorativo la questione non cambia.

Soffermiamoci a riflettere quante volte ci siamo trovati, direttamente o indirettamente coinvolti in un quasi errore (near miss) durante il nostro turno di servizio. Ora focalizziamo il nostro pensiero su un episodio e cominciamo ad analizzarlo, non solamente ed esclusivamente sulla responsabilità degli operatori sanitari, ma quanto i fattori ambientali sia strutturali e organizzativi, abbiano inciso sull’evento.

Questo approccio all’errore visto nell’insieme dei sui componenti, quali fattore umano e contesto è scaturito da studi in materia e conferma che le cause di un errore sono imputabili ad azioni umane ma tanto più ad influenze ambientali e solamente su queste ultime si può intervenire al fine di contenere la probabilità di errare.

Da qui si parte a parlare di Risk management in Sanità, lo stesso Ministero della Salute ha istituito una Commissione Tecnica sul Rischio Clinico la quale ha un approccio multidisciplinare.

In realtà è la Legge Bianco–Gelli n- 24 del 2017, in materia di sicurezza sulle cure, che la fa da padrona, poiché ha delineato gli aspetti normo/giuridici in questo ambito. Continuiamo a pensare al nostro quotidiano lavorativo e consideriamo il nostro atteggiamento di fronte ad un quasi o ad un errore.

La reazione più naturale è di risolvere il problema, cosa al quanto giusta, ma abbiamo mai esaminato il dove, il come e il perché è accaduto l’evento in una prospettiva utile ad evitare che l’operatore possa essere messo nelle condizioni di sbagliare di nuovo.

Questa è la direzione che si deve prendere, ma ancora oggi le segnalazioni di errori attivi (hanno provocato immediate conseguenze) o latenti (silenti in attesa che si manifestano) negli ospedali Italiani sono carenti.

Certamente questa condotta da parte dell’esercente le professioni sanitarie è causata dalla diffidenza, dalla paura di essere biasimati o di punizioni. Al fine di destituire questo atteggiamento la legge Gelli-Bianco all’art 16 sancisce: “I verbali e gli atti conseguenti all’attività di gestione del rischio clinico non possono essere acquisiti o utilizzati nell’ambito di procedimenti giudiziari”, confermando la logica non punitiva delle segnalazioni. Quindi non solo gli atti non possono essere acquisiti ma quando, anche fossero stati forniti per errore sarebbero comunque non utilizzabili nei procedimenti giudiziari.

Queste poche righe, espresse nell’art 16, hanno un ritorno in termini pratici sostanziali come, chi segnala è esente da punizioni o ritorsione da parte di altri, non solo chi segnala e l’identità del paziente sono strettamente confidenziali.

La segnalazione, se eseguita attraverso i canali ufficiali di riferimento dell’unità del rischio clinico, è indipendente dalle autorità con potere punitivo e verrà solo analizzata da esperti in materia, al fine di emanare tempestive raccomandazioni con l’obbiettivo di cambiamenti nei sistemi di processo piuttosto che prestazioni individuali.

La domanda che sorge spontanea è come si segnala? Facciamo chiarezza, vi sono alcune segnalazioni obbligatorie quali: le reazioni avverse a farmaci, le reazioni trasfusionali e gli eventi sentinella che sono avvenimenti di particolare gravità.

Dopodiché ci sono le segnalazioni volontarie che riguardano tutto ciò che sopra non è stato indicato, possiamo fare alcuni esempi:

– una prescrizione errata;

– un Scheda unica di terapia non firmata dal medico responsabile;

– un dispositivo medico alterato o errato utilizzo dello stesso;

– ritardo nella somministrazione farmacologica o ritardo nell’esecuzione di un esame diagnostico detti anche errori di tempistica e cosi via dicendo.

La modalità di segnalazione è chiamata incident reporting ed è spontanea o volontaria degli eventi avversi e dei problemi organizzativi, anche quest’ultimi sono argomento rilevanti sulla sicurezza delle cure.

I professionisti che si trovano coinvolti in un incidente possono porre il caso all’attenzione tramite un’apposita scheda di segnalazione, collocata all’interno del sistema informativo aziendale, in alcuni casi cartaceo.

Le segnalazioni così archiviate costituiscono una fonte per mappare e analizzare i rischi all’interno della struttura sanitaria. Ricordiamo che la legge (L. n. 208/2015. Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato; c.d. Legge di stabilità 2016) prevede l’obbligatorietà della presenza di un ufficio di Risk Management in tutte le aziende sanitarie pubbliche e private.

Ad esempio all’interno della Fondazione Policlinico Gemelli è stato istituito il Sistema informatico di segnalazione “TaleteWeb” grazie alla quale si può segnalare un evento avverso, un quasi evento, caduta accidentale, evento sentinella, infezione ospedaliera ecc. e grazie ai vari passaggi, specificando dove, quando, chi, che cosa e come è avvenuto l’evento.

Esortiamo quindi con forza i professionisti sanitari ad avvalersi del “incident reporting” come strumento per la sicurezza dei pazienti e di loro stessi. Gli esercenti le professioni sanitarie sono in prima linea ogni giorno rischiando, insieme ai pazienti, di più e subendo maggiormente le conseguenze spesso per “errori” a loro non direttamente imputabili.

La Redazione CoinaNews

 

Fonti:
Raccomandazione Rischio Clinico Min. Salute